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Psicoterapia: approfondimento

a cura del dr Fabio Franciosi

 

La psicoterapia non è un luogo in cui

impostazioni incontrano sintomi,

  ma in cui persone hanno a che fare l'una con l'altra (Simmons, 2006)

 

Tra i ricercatori ed i clinici di tutto il mondo permane un sostanziale accordo nel ritenere che il “cosa funziona” della psicoterapia sia da rintracciare nella qualità dell’incontro e nelle caratteristiche della relazione che si instaura tra terapeuta e paziente. Un buon lavoro psicoterapeutico è senz’altro una esperienza relazionale dal forte potere riparativo, che ha come obiettivo il ben-essere della persona, ossia il ripristino e la crescita delle sue capacità di adattamento e di autoregolazione. Questo obiettivo viene raggiunto attraverso un lavoro di co-regolazione interpersonale fra terapeuta e paziente, che aumenti in quest’ultimo la capacità di consapevolezza (capacità di percepire, riconoscere ed accettare le proprie sensazioni, emozioni, pensieri provenienti dall’interno, di scoprirne le tendenze all’azione sottese, capacità di osservazione del proprio modo di vivere le relazioni). Il contesto dell’incontro terapeuta-paziente deve essere necessariamente un luogo sicuro che consenta di poter esistere e fare esistere le varie parti del sé continuamente emergenti (Siegel, 2003).

Dato che la psiche umana è fortemente incline all’autoguarigione, il lavoro dello psicoterapeuta è quello di fornire le condizioni in cui l’autoguarigione possa meglio avvenire.

È inoltre oramai dimostrato che un percorso psicoterapeutico ha dei correlati funzionali con processi di natura psicobiologica, consentendo dunque l’attivazione di “farmaci interni” ed una reale modificazione cerebrale.

La psicoterapia ha quindi il potere di modificare l’attività neuronale, che è plastica fino all'ultimo giorno di vita, inducendo dei cambiamenti a livello neurobiologico con conseguenti miglioramenti nella vita delle persone.